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2Hurt: Press

 

- Il Mucchio Selvaggio (Jul 11, 2010)

2Hurt

Passare dalle chitarre fragorose dei Fasten Belt ai rigagnoli acustici dei 2Hurt è un percorso che può solo profumare di sincerità e maturità. Paolo Bertozzi non rinnega niente di quegli anni fatti di energia e rabbia e viaggi e sfide, ma l’oggi si chiama 2Hurt (ragione sociale condivisa con la violinista Laura Senatore): un’invocazione soffusa ma forte per un mondo che sappia guardare al passato e proiettarsi nel futuro, con musiche che sono vita e tradizione di e per tutti. Paolo, una prima domanda è inevitabile: che percorso hai compiuto per passare dal rock corposo dei Fasten Belt ai suoni dilatati e desertici di questo tuo esordio solista? Insomma perché ad un certo punto ti sei guardato allo specchio e hai capito che il rock non era abbastanza? PB: Il tempo inevitabilmente ci cambia. A volte lievemente altre profondamente. Certamente l’esperienza Fasten Belt è indimenticabile ed è parte importante della mia vita come uomo e musicista. Comunque, per rispondere alla tua domanda, devo dire che la mia attitudine punk rimane, ma non volevo assolutamente fare il disco del chitarrista dei Fasten Belt e alla fine sono usciti i lati più oscuri del mio background musicale. In fase compositiva come ti sei mosso, considerando che le undici canzoni sembrano un unico viaggio lieve e silenzioso, direi quasi sciamanico? C’è un legame che salda i brani o si tratta di frammenti di immagini? PB: Ho vissuto un paio di anni bui durante i quali per combattere una depressione profonda e pensare il meno possibile mi sono chiuso in casa con la chitarra acustica a suonare, semplicemente, senza una particolare intenzione compositiva, Poi pian pianole cose che mi piacevano le registravo, fissavo le idee e andavo avanti. Ciò che unisce i brani al di là del sound credo sia il mio particolare mood del periodo, il cantato sussurrato e scuro e il suono del violino melanconico e onirico, vero collante e sottile filo conduttore del progetto. Puoi fornire un’interpretazione sui testi di qualche canzone a cui tieni particolarmente? E la copertina cosa rappresenta? PB: Credo che il testo di “Like Another Dope” metta bene a fuoco il discorso riguardante le liriche (“Give me strenght, give me hope, don’t think of me like another dope”). Tra immaginario e realtà c’è sempre un “qualcuno” che chiede aiuto per andare avanti, che non vuole essere una droga per nessuno ma semplicemente un uomo libero di sbagliare e anche capace di chiedere scusa dei propri errori. La copertina è una vecchia foto che ho trovato datata fine ‘800 che ho rielaborato al computer e mi ha commosso perché rappresenta un agente degli Stati Uniti che interroga un nativo Navajo “colpevole” di abitare quelle terre. Da questa immagine mi è nata l’idea del titolo del disco. Ho suonato musica in libertà e parole in libertà, vuole essere un piccolo pensiero rivolto agli oppressi. Ho letto che definisci il vostro primo album, “Words In Freedom”, un tributo alla musica di confine, fornendogli un’ottica americana, ma i confini li abbiamo anche qui in casa nostra e sono anche chiusi e rigidi. Hai scelto una rappresentazione statunitense, perché non portare anche un po’ di tradizione nostrana? PB: Il sound è certamente di confine e desertico aggiungerei spoglio, scheletrico e si sposa bene con le storie che racconto. Storie di persone in qualche modo perse e senza speranza che con un filo di voce chiedono aiuto o si ribellano. Conosco bene i problemi di casa nostra e sono molto avvilito per quanto accade, ma scrivendo in inglese non volevo assolutamente ignorare la nostra situazione e credo che in fondo i personaggi che canto vivano in ogni paese. Sul CD hai suonato tutti gli strumenti, ma dal vivo, escludendo la veste acustica, con che musicisti vi presentate Laura e tu, e proponete anche qualche rifacimento, magari dei nomi che citi come influenze Ry Cooder e Mark Lanegan? PB: Abbiamo fatto un paio di showcase acustici suonando io e Laura, ma ora che iniziamo a suonare il disco in giro i 2Hurt sono diventati una band di cinque elementi. Oltre a noi due ci accompagnano dal vivo Franco Fosca alla chitarra e armonica, Michele Mancaniello al basso (ex AK47) e alla batteria e percussioni il mio fedele amico, anche lui ex Fasten Belt, Marco Di Nicolantonio. Nessuna cover in particolare. A volte ci piace suonare “Cortez The Killer” di Neil Young. Laura, suonando uno strumento come il violino, mi incuriosisce il tuo bagaglio precedente a questa esperienza. Un percorso che parte dalla classica per arriva al folk rock ? LS: Il mio bagaglio più ampio appartiene sicuramente alla musica classica. Ho iniziato a studiare violino a cinque anni e in realtà quello che ascoltavo, quindi suonavo, di più era proprio ciò che, in parte erroneamente, viene definita classica. Ma a vent’anni i miei orizzonti musicali si sono allargati in maniera esponenziale e tutto d’un tratto. Ho iniziato a suonare in un gruppo cover di Franco Battiato, poi in formazioni acustiche di vario genere fino persino al tango. Poi, ancora, è arrivata la passione giovanissima per il flamenco e quindi l’incontro con Paolo. Tante cose, è vero, ma tutte credo coerenti con la mia visione della musica: un amore totale. In che modo hai contribuito alla stesura dei pezzi e quanto ti senti partecipe e complice dei 2Hurt? LS: Per quasi tutti i brani il mio ascolto è arrivato dopo la prima stesura. Paolo mi faceva conoscere le cose nuove scritte e io in prima battuta di istinto, poi con un lavoro di revisione, aggiungevo le linee del violino. Dal mio punto di vista è stata la maniera più vera e musicale di sentire i brani. I 2Hurt sono frutto della grande esperienza e ricchezza musicale di Paolo Bertozzi, ma, grazie soprattutto alla sua grande generosità artistica e umana, per me rappresentano nient’altro che una creatura anche mia, che amo e che rispetta come non mai la mia idea di fare musica. Paolo, hai preso “Hurt” dei Nine Inch Nails e l’hai spogliata di tutti gli addobbi gotici, magari guardando alla versione di un maestro come Johnny Cash. Ma questa operazione di sottrazione dimostra che forse c’è un legame anche tra artisti apparentemente lontani. Tu pensi che ci sia una continuità tra il rock di ieri, oggi e domani, capace anche di superare questioni di appartenenza e stilistiche? PB: Sono convinto di sì e ritengo fondamentale non chiudersi a chiave all’interno di un genere. Vedo la musica come la vita e quando conosco persone diverse da me che ritengo affascinanti pur provenendo da luoghi o esperienze a me sconosciute sono stimolato ad approfondirle sia personalmente che musicalmente. La musica è una cosa meravigliosa e ci dà la libertà di tentare nuove strade mai percorse e mantenere vivo il fascino della scoperta, è quello che ancora mi spinge a suonare. Hurt cantata da Johnny Cash ha accompagnato i primi incontri con Laura e così abbiamo voluto suonarla nel disco a modo nostro, tenendo bene a mente la lezione del maestro e svuotandola da ogni orpello, sperando di non essere stati troppo presuntuosi. E per completare l’opera al momento di scegliere il nome della band abbiamo pensato che essendo in 2 in fissa per “Hurt” il nome giusto fosse 2Hurt.

Contatti:www.myspace.com/2hurtmusic

Gianni Della Cioppa

2Hurt

 2Hurt

WORDS IN FREEDOM
  Helikonia Factory

Accadono cose assai curiose, nel mondo della musica: ad esempio che Paolo Bertozzi, già chitarrista degli indimenticati Fasten Belt, superata di un bel po’ la cinquantina decida di reinventarsi cantautore, seppure celando la sua identità dietro una sigla condivisa con la giovane violinista Laura Senatore. Pubblicato ufficialmente solo ora, dopo essere sta­to per alcuni mesi acquistabile in Rete in un’edizione privata, Words In Freedom è il primo album dei 2Hurt: dodici pezzi avvolgenti e suggestivi, dalle atmosfere scure e dai toni ipnotici, dove echi blues e ri­ferimenti a una sorta di psycho-folk legato all’immaginario desertico accompagnano testi (in in­glese) fascinosamente sussurrati. Un disco di notevole intensità ed equilibrio estetico, nonché di rilevante spessore compositivo, meritevole di encomio anche per l’unica, coraggiosa cover: una Hurt che non eguaglia in bellezza l’originale dei Nine Inch Nails e la rilettura di Johnny Cash ma si inserisce brillantemente in scaletta senza concedere pretesti per gridare al sacrilegio. Una bella sorpresa che, a quanto si dice, si conferma tale alla prova del palco.

Federico Guglielmi

 

Ondarock / recensioni / 2009 /

2HURT Words In Freedom (Helikonia Factory) 2009 songwriter, western dream-folk

Certo che passare dal punk-new wave al chiudersi in studio con l'unica compagnia di una violinista vuol dire effettuare un bel salto; eppure lo fa senza grandi patemi Paolo Bertozzi, una volta chitarra nel gruppo romano dei Fasten Belt, che insieme alla brava Laura Senatore vara il progetto 2Hurt con questo disco d'esordio. Il duo musicalmente viaggia in paesaggi desertici, folk di orizzonti solitari ("Like Another Dope"), fughe da perdersi tra i campi ("Walking Through The Fields") o malinconico rievocare dondolandosi sotto un portico a guardar le stelle ("200 Miles From Home"). Non sempre l'atmosfera è quieta e a volte il canto spesso sussurrato di Paolo diventa un bisbiglio diabolico col violino di Laura che da dolcemente malinconico muta in maligno e cupo ("Jack The Knife") o allungato e doloroso ("Devil Serenade"). Strumentazione minima, orchestrazione scheletrica, una voce che non sarà Lanegan ma è espressiva ed emotiva quanto basta, magari un occhio a Ry Cooder ("Sunset Swing") o a uno Steve Earle romantico ("Lost"), Paolo e Laura dipingono il loro quadro di "border music" con pochi ma essenziali colori e così all'ascoltatore distratto il disco potrà sembrare un pò troppo uniforme. "Words In Freedom" però è un disco da ascoltare ad occhi chiusi sognando più col cuore che con la mente; leggero e pungente come il vento notturno del deserto, semplice e suggestivo come i paesaggi del Lynchiano "Una storia vera",intimo e misterioso come un sogno. Un esordio in punta di piedi che merita rispetto e ascolti accurati, ma sopratutto un pò di quell'attenzione che abitualmente diamo a dischi di tal genere qualora provengano da un'artista oltreoceano. (26/03/2009)

Radiorock.to djUbik 2Hurt - Words in Freedom (Helikonia Factory - 2009)

Dici Paolo Bertozzi e ti immagini subito un palco romano di fine anni ’80, sound elettrico e atmosfere punk-gothic. Dici, insomma, Paolo Bertozzi e ti aspetti di rivedere i Fasten Belt, come avevamo anticipato qualche mese fa. In realtà, se la reunion dei Fasten Belt per ora sembra farsi ancora aspettare, Paolo ha deciso di rompere gli indugi e adesso esce con un lavoro del tutto atipico per quelli che si considerano essere i suoi canoni. Words in Freedom ci si presenta intanto come opera portata avanti a due mani: la chitarra di Paolo e il violino di Laura Senatore. Poi c’è il suono: niente più goticismi, niente più punk e scale sopra le righe del pentagramma, ma un approccio minimale, lirico, quasi da songwriting. E ti accorgi subito che è grande musica, un quasi impalpabile impianto psichedelico che sottolinea il tema del viaggio e del paesaggio – notevole e significativa in copertina l’immagine del nativo americano – e una serie di punti di riferimento che ti viene spontaneo citare: Ry Cooder, Mark Lanegan, Tom Waits. Semplice ma mai banale, compendioso nel suo stile chitarristico, Paolo Bertozzi ci porta lungo una strada che è costellata di piccole gemme: a me sono piaciute in particolar modo le tracce Jack The Knife e Cigarette burns my fingers, ma tutto l’album è da godere e sa scoprire. Grande musica, ciò che più conta, italiana, ciò che conta più di tutto, bentornato Paolo!

djUbik - Radiorock.to (Feb 28, 2009)

 

2Hurt – Indie band from Rome, Italy

by Florence Gagnon

 

January 23rd 2009 - This Italian duo produces music generated from personal experience and the creation of a minimalist style that effectively captures the essence of their influences. Actually, 2Hurt demonstrates the importance of combining multiple instruments with powerful vocals in order to create the right tone for their genre.

The band is formed of veteran rock musician Paolo Bertozzi and violinist Laura Senatore. Bertozzi is also the guitarist for the Italian punk rock group Fasten Belt. However, the sound of a duet and the complicity that is transmitted through each piece really sets this project apart. All the instruments are played by Paolo Bertozzi except, of course, the violin, which Laura plays with such sensitivity and emotivity.

The band's compositions are simply a result of the electriticity between both Bertozzi and Senatore's talent; a blend that creates a unique musical experience.

The song «2,000 miles from home» truly protrays the irresistable and melancholic style of 2Hurt. In addition, the large diversity found within the collection of songs on their Underground Musix profile has been touched by the duet's passion for music. The bottom line is that this charming duet should definitely not go unnoticed.

To listen to music from 2Hurt or to know more about the band, please visit their Underground Musix artist profile.